Vaso di Pandora

CENERGIA project

Danish engineering company CENERGIA looks to daylight as an essential component for healthy and happy homes in cooperation with Copenhagen and the EU.

The Living in Light Box is a CENERGIA project and brings a holistic alternative into present focus when refurbishing existing housing in an urban context. Living in Light addresses people, as well as people’s health and well-being, as the point of entry. The human focus comes before focusing on the actual building. We call this focus; people before buildings. Daylight is the driver for attractive indoor comfort.

The Living in Light Box is a carbon neutral Active House test-housing unit that is realised in connection to the Nordic Built Projects “Living in Light” and “Active Roofs and Facades in Sustainable Renovation”. It also represents the result of a cooperation with the city of Copenhagen, first in the EU-Concerto project “Green Solar Cities” and later in the EUDP project “Smart Grid School Renovation”. The Living in Light Box test-housing unit also covers important work concerning solar energy integration in practice, both with focus on building integration of solar thermal PV into carbon neutral housing design. The relatively low-cost solar thermal solution integrated into the south faced represents a strong architectural optimised technology from a Norwegian producer.


Pubblicato il 3 settembre 2017 da ClusterTAV

BrainControl, una storia di innovazione del settore health

Pasquale Fedele, CEO di BrainControl, startup vincitrice della competition di Wired e Regione Lombardia, ha raccontato a Open Innovation la loro innovativa idea imprenditoriale.

Pasquale, se dovessi definire la vostra idea imprenditoriale in un tweet, cosa diresti?
Artificial Intelligence for Human-Machine interaction
Ci descrivi il gruppo di lavoro di BrainControl? Con quale aggettivo vi descrivereste?
Pasquale Fedele, fondatore e CEO: determinato
David Landi, Ingegnere informatico: estroso
Antonio Bartolomei, Software Designer: pratico
Tommaso Chiantini, Software & Web Developer: preciso
Myriam Gioia, Speech Therapist: appassionata
Qual è l’idea innovativa che contraddistingue la vostra startup? Qual è il valore aggiunto che porta nel vostro settore?
Abbiamo sviluppato un framework, BrainControl, basato su Intelligenza Artificiale per l’interazione uomo-macchina mediante bio-feedback.
Come primo ambito applicativo il framework è stato dedicato allo sviluppo di un dispositivo di comunicazione aumentativa alternativa basato su BCI, una sorta di “joystick mentale” che permette di superare disabilità motorie e di comunicazione.
BrainControl riempie un vuoto tecnologico per pazienti che hanno abilità cognitive intatte, ma che non sono in grado di muoversi o comunicare, stadio chiamato “locked-in”, e soddisfa molti dei bisogni di tanti altri pazienti in condizioni meno gravi.
Le versioni future implementeranno funzionalità avanzate di comunicazione ed intrattenimento, domotica e robotica. Sono già stati realizzati dei prototipi funzionanti della tastiera virtuale, domotica, controllo della sedia a rotelle e di un robot umanoide, con varie modalità di interazione.
L’entry market è quello medicale delle tecnologie assistive. In particolare, BrainControl è rivolto a persone cognitivamente abili ma affette da malattie che paralizzano totalmente o parzialmente il corpo e la capacità comunicative
Nel futuro, l’impiego della nostra tecnologia sarà esteso ai mercati dell’Internet of Things e della robotica.
Com’è nata la vostra idea imprenditoriale e la decisione di formalizzarla in una startup?
L’idea mi è venuta lavorando, durante un progetto di ricerca universitario, ad un benchmark sullo stato dell’arte della Brain Computer Interface (BCI), un settore di studi sull’interazione uomo-macchina attraverso le onde cerebrali. Allora la BCI contava già tanti studi e prototipi, ma niente che fosse usabile e robusto al punto da poter uscire dalle mura dei laboratori di ricerca; è allora che ho sognato di ridare la possibilità di comunicare a quei pazienti tetraplegici o affetti da paralisi totale che fossero ancora in possesso di funzionalità cognitive attive.

Pubblicato il 22 giugno 2017 da ClusterTAV

Sharewood, una storia di innovazione del settore Sport


Riportiamo l’intervista a Benedetta Caridi, responsabile comunicazione di Sharewood, startup finalista della competition di Wired e Regione Lombardia.

Un’idea innovativa nata con una community proprio in Lombardia. La startup ha sede a Milano e offre servizi su tutto il territorio nazionale.

Benedetta, se dovessi definire la vostra idea imprenditoriale in un tweet, cosa diresti?
Creare un marketplace che offra agli utenti attrezzatura sportiva a noleggio con un focus sulle categorie bike, water sport e snow sport.
Ci descrivi il gruppo di lavoro di Sharewood? Con quale aggettivo vi descrivereste?
Il team è composto da sette supereroi che lavorano per un sogno: Al Commerciale: Valeria, un uragano di energia; Alessandra, competenza ed entusiasmo outdoor; Paolo, precisione e costanza, un super nerd; Alla comunicazione: Benedetta, creativa e determinata; Andy, genio e sregolatezza; Alla piattaforma; Giulia, il cuore pulsante di Sharewood; Sul ponte di comando: Piercarlo, fondatore, anima e Mente di tutta l’azienda.
Qual è l’idea innovativa che contraddistingue la vostra startup? Qual è il valore aggiunto che porta nel vostro settore?
L’idea innovativa che contraddistingue Sharewood risiede nella semplicità di poter prenotare attrezzatura sportiva comodamente online con molteplici vantaggi che ne derivano e ricevere consigli e suggerimenti unici che solo la nostra community di sportivi che amano il proprio territorio può regalare. Il valore aggiunto della nostra piattaforma nel contesto economico è di due tipi: da una parte favorisce la digitalizzazione di un mercato come quello turistico molto ricercato che però fino a ieri non era valorizzato al meglio, dall’altra parte, rappresenta un modello win-win. Da una parte generiamo economia in loco sia per appassionati sportivi che per Rental Shops innovando il modo in cui facevano business, dall’altra permettiamo ai viaggiatori e turisti di non dover portarsi tutta l’attrezzatura sportiva da casa, con tutto l’ingombro e le difficoltà del caso, ma trovarla direttamente in loco, dopo averne confrontato prezzi, modelli e caratteristiche, vivendo la propria vacanza al meglio senza stress e problemi.
Com’è nata la vostra idea imprenditoriale e la decisione di formalizzarla in una startup?
Sharewood (www.sharewood.io) è nata da un bisogno; qualche anno fa l’appassionato surfista e futuro CEO di Sharewood, Piercarlo Mansueto, si trovava a Tarifa in vacanza. Quel giorno le onde erano spettacolari e in uno scenario di quel calibro era davvero un peccato non entrare in acqua con una tavola. Ma come fare? Prima di partire, inutile negarlo, Piercarlo era tentato di portarsi con sé l’attrezzatura per fare surf, ma i prezzi e la scomodità di trasportare tale bagaglio extra erano davvero off-limits. Quindi, pur dovendo rinunciare a malincuore alla propria tavola da surf, il nostro CEO decise di andare alla ricerca di una tavola sul posto; trattandosi di un periodo di alta stagione per i surfisti di Tarifa, tutti i negozi di noleggio nelle vicinanze erano sprovvisti di attrezzatura. Il caso vuole che un surfista locale, allungando l’orecchio si offrì di prestargli la sua seconda tavola. Fu così che nacque un’amicizia che dura tutt’oggi, basata sulla sintonia e sulla condivisione; sì, perché non solo Piercarlo sfrecciò sulle onde di Tarifa, ma ebbe anche l’occasione di conoscere un amico che con entusiasmo e spontaneità lo introdusse al gruppo di surfisti locali e agli usi e costumi dell’affascinante Tarifa. Un’esperienza da non dimenticare che ha dato vita all’idea di  Sharewood, un portale di noleggio attrezzature outdoor. E Sharewood ha dato vita a un modello di business all’insegna dell’ecosostenibilità e dello sport condiviso.
Fonte: Open Innovation

Pubblicato il 21 giugno 2017 da ClusterTAV

Le 8 regole per la progettazione di interfacce digitali


Nel suo più celebre libro Designing the User Interface: Strategies for Effective Human-Computer Interaction, Ben Shneiderman fornisce 8 importanti regole per la progettazione di interfacce digitali (UI), le cosiddette Golden Rules:

  1. Consistenza prima di tutto. Standardizzare il modo in cui le informazioni vengono trasmesse permette all’utente di familiarizzare rapidamente con un ambiente digitale senza dover imparare tante diverse rappresentazioni per le medesime azioni.
  2. Progettare per un’usabilità universale, considerando le varie tipologie di utenti (es. novizi, esperti, disabili, etc)
  3. Offrire feedback informativi all’utente. Ciascun utilizzatore deve sapere dove di trova e cosa sta succedendo in ogni momento in modo chiaro, appropriato e leggibile.
  4. Progettare il dialogo con gli utilizzatori. Ad esempio aggiungere un messaggio “Grazie” al termine di acquisto online aiuta l’utente a capire la conclusione del processo.
  5. Prevenire gli errori e garantire una semplice gestione degli stessi quando insorgono supportando l’utente con semplici istruzioni e guidandolo passo passo.
  6. Assicurare la reversibilità delle proprie azioni.
  7. Garantire il controllo agli utenti nello spazio digitale.
  8. Ridurre il carico di memoria a breve termine. Essendo l’attenzione dell’uomo limitata nel tempo le interfacce devono essere semplici e presentare una corretta gerarchia di informazioni per rendere tutti gli elementi più facilmente riconoscibili.

Utilizzare queste linee guida nella fase di progettazione di interfacce per applicativi digitali è da considerarsi essenziale per un design User-Centred.

Fonte: https://www.cs.umd.edu/users/ben/goldenrules.html


Pubblicato il 21 giugno 2017 da ClusterTAV

INTERNET OF THINGS


Dalla domotica all’agricoltura smart: gli oggetti di tutti i giorni acquistano nuova vita e offrono nuove opportunità di business.

Il settore dell’Internet of Things è stato protagonista di una crescita annuale del 30% arrivando nel 2015 a valere 2 miliardi di euro (+30% rispetto al 2014). A trainare il mercato sono i contatori del gas e le auto connesse, mentre tra gli ambiti di utilizzo più promettenti ci sono la Smart Home, le Smart City e l’Industrial IoT. Dalla ricerca emerge inoltre che il 79% dei consumatori italiani è disposto ad acquistare prodotti per la Smart Home, ma solo uno su quattro lo farà entro 12 mesi. Quanto alle Smart City, il 60% dei comuni italiani oltre 20.000 abitanti ha già avviato progetti soprattutto per gestione della mobilità e illuminazione intelligente (Osservatorio Internet of Things, School of Management Politecnico di Milano, Aprile 2016).

Fonte: newsletter SMAU


Pubblicato il 9 febbraio 2017 da ClusterTAV

A San Diego la città (finta) anni Cinquanta per aiutare i malati di Alzheimer – quando in Italia?


Bar, ristoranti, salone di bellezza e cinema con film d’epoca: tutto costruito in stile retrò L’obiettivo è ispirare momenti positivi nei pazienti affetti da demenza che rivivono i periodi in cui avevano 20-30 anni, quando si sono formati i ricordi più forti.

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Pubblicato il 16 gennaio 2017 da ClusterTAV

A breve apre a Milano il supermercato del futuro


THE SUPERMARKET OF THE FUTURE OPENS IN MILAN

Award-winning technology developed by Carlo Ratti Associati at World Expo 2015 makes it into the real world in new flagship store of Italy’s largest supermarket chain.

The shop in Milan uses interactive tables, smart shelves and real time data visualizations to promote more informed consumption.

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Pubblicato il 14 dicembre 2016 da ClusterTAV